Foto LaPresse – Carmelo Imbesi

623 disperati, anche bambini, raccolti nel Mediterraneo dalla nave Aquarius, sono bloccati davanti alle nostre coste: in fuga da morte e sofferenze, guerre, povertà e fame, scampati a lunghi viaggi nel deserto, sfuggiti talvolta alle torture nei centri di detenzione in Libia, con i segni nel corpo e nell’anima delle violenze degli scafisti.

A loro il nuovo Ministro dell’Interno Matteo Salvini sta negando la speranza di vivere, respingendoli verso Malta, ma sapendo che in verità si tratta di un atto di sfida verso l’Unione Europea che potrà costare la vita nell’immediato a chi é in condizioni gravissime.

Non vi é nessun rispetto per le regole dell’accoglienza; é la negazione dei principali diritti umani, in particolare dei profughi e rifugiati. Questo respingimento da parte del Ministro Salvini segue di poco le sue dichiarazioni minacciose di questi giorni rivolte contro le Ong. Mi auguro che subito sia pubblicamente e unitariamente espresso il rifiuto a sottoscrivere questa decisione da parte dei Sindaci di quelle città italiane coinvolte nel divieto a far entrare nei loro porti la nave Aquarius con i suoi 623 immigrati salvati dalla morte in mare.

Sono certa che il Presidente della Camera dei Deputati, l’onorevole Roberto Fico, esprimerà il suo dissenso rispetto alle scelte dell’attuale Ministro dell’Interno, soprattutto dopo il suo recente incontro con Medici Senza Frontiere e le seguenti dichiarazioni di apprezzamento per chi salva disinteressatamente vite umane.

La più alta carica della nostra Repubblica, il Presidente Sergio Mattarella, ha ricordato alle forze di questo Governo appena nominato che la Costituzione italiana ci impegna ad affermare e tutelare i diritti e a garantire l’accoglienza e la difesa dei più deboli e sofferenti. Papa Francesco si è “scusato” con i disperati a nome di chi non si adopera per l’aiuto e l’accoglienza, prima di tutto nel nostro Paese.

Il Ministro Matteo Salvini deve essere richiamato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte al rispetto di questi principi su cui si basa la democrazia, la dignità e l’autorevolezza del nostro Paese nei consessi europei e internazionali. Le organizzazioni della società civile impegnate nel soccorso in mare e nell’aiuto umanitario, nell’assistenza e accoglienza agli immigrati e rifugiati hanno da sempre denunciato il disimpegno sostanziale dell’Unione Europea nell’emergenza dei fenomeni migratori nel Mediterraneo, soprattutto dopo la chiusura delle operazioni di salvataggio di “Mare Nostrum” e l’esperienza fallimentare di Frontex.

Le Ong hanno proposto e sollecitato varie volte un dialogo fattivo e sereno con il nostro Governo, fin da quando a dirigere il Dicastero dell’Interno era Marco Minniti. L’”estate calda” del Mediterraneo é ritornata, gli accordi con la Libia hanno dimostrato la loro inefficacia: non vogliamo più veder scorrere sangue di persone innocenti e assistere alla criminalizzazione di chi cerca di salvarle. Il Ministro dell’Interno deve togliere subito il blocco all’entrata delle navi umanitarie nei nostri porti e sedersi a parlare con i Comuni e le organizzazioni impegnate nei soccorsi in mare e nell’accoglienza

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