Stamani a Palermo è stata inaugurata la Casa della Cooperazione, bene confiscato alla mafia e affidato dal Comune alla società civile impegnata sui temi ella cooperazione e della solidarietà internazionale: Ciss, coordinamento ong siciliane socie dell’AOI, Arci e altri soggetti. Si tratta inoltre di un progetto sostenuto nel suo avvio anche da un finanziamento ottenuto su un bando della Fondazione Con il Sud. All’inaugurazione era presente il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando. La Casa della Cooperazione è un circolo Arci. Presto, a partire dal 7 maggio, un’agenda di iniziative verrà presentata al mondo solidale italiano. AOI intende organizzare nella Casa l’assise delle ong del Centro Sud.

Queste le parole della portavoce di AOI, Silvia Stilli.

Buona giornata, grazie dell’invito: mi scuso del forfait di oggi, che non è legato ad altri impegni improvvisi, ma ad un infortunio.

Prima di tutto un saluto di cuore al CISS, all’Arci, alle associazioni e alle persone protagoniste di questa bella sfida. Al Comune di Palermo e alla Fondazione Con il Sud che ci hanno creduto.

Peccato non esserci. Avevo sinceramente voglia di vedere la Casa della Cooperazione, i cui ‘mattoni’ sono prima di tutto gli sforzi e gli impegni solidali di tutte e tutti.

Peccato non esserci. Perchè sono un soggetto solidale, sono stata per più di 30 anni volontaria e cooperante internazionale e da qualche anno dirigo l’ong dell’Arci. La scelta di aver affiliato all’Arci questo vostro luogo e progetto di cittadinanza attiva è motivo di orgoglio associativo.

Peccato ancora non esserci .Perchè è sempre un fatto in sé straordinariamente sano e forte la restituzione alla comunità di un bene confiscato.

Questo non è apparentemente il contesto storico e  politico  migliore per le sfide della cooperazione internazionale: muri, fili spinati, respingimenti di popoli in fuga da conflitti, violenze, fame, violazioni dei diritti, ritorno di dittature, genocidi. Terrore.

E povertà. Una grande questione sociale  che non risparmia nulla e nessuno. Ma di questo purtroppo non se ne ha coscienza, perché l’interdipendenza non si vuole avvertire nella sua dimensione globale:e allora se va bene emerge il detto ‘aiutiamoli a casa loro’, se va male purtroppo esplode in focolai diffusi il fastidio del diverso o del sofferente, l’intolleranza, la  xenofobia.

La cooperazione internazionale  non è ‘aiuto e via’, è costruzione di relazioni, affermazione di processi  solidali, scambio di buone pratiche, definizione di percorsi condivisi di lotta alla povertà globale. L’unica soluzione è agire insieme e per un futuro più giusto e sostenibile per tutte e tutti.

L’AOI, la rappresentanza italiana delle organizzazioni di solidarietà e cooperazione internazionale, di cui sono portavoce, ha fatto con se stessa e con le sue realtà socie la scommessa della massima inclusività di soggetti diversi dalle classiche ong: economia sociale, commercio equo e solidale, fairtrade, affido a  distanza, adozione internazionale, advocacy in difesa dei difensori dei diritti umani, volontariato giovanile sono temi e modalità di esprimere cittadinanza attiva in dimensione globale. E queste realtà l’Italia ce l’ha eccome, diffuse nei territori, non centralizzate nella Roma o nella Milano delle sedi nazionali delle grandi centrali e imprese  della cooperazione internazionale.

Questa vostra esperienza della Casa della Cooperazione… è una sfida culturale prima di tutto, nel contesto difficile attuale. Ed è centrale che parta dall’Isola, dalla Sicilia degli approdi delle genti in fuga e dallo sguardo sul Mediterraneo e sull’Africa. Credo che si debba investire sulla Casa della Cooperazione, che ci si debba impegnare come mondo solidale a farne luogo di coprogettazione e di sperimentazione. Se ovviamente lo volete, voi che la gestirete riempiendola di idee e colori.

AOI se volete ci sarà per sostenere il progetto di cittadinanza attiva che la Casa rappresenta. Non è frase fatta: a partire da una proposta immediata, quella  di realizzare qui un’assise delle organizzazioni  di solidarietà e cooperazione internazionale del centrosud in tempi brevi.

Con un auspicio personale: che da qui si possa partire per attrarre i giovani verso i temi, i valori, le prospettive e le opportunità della cooperazione tra territori, persone e comunità. Contro lo scetticismo e il disinteresse verso il cammino solidale che rischia di dilagare.

A presto, davvero. Grazie e buona avventura.

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