La manovra alternativa di Sbilanciamoci! per la pace, i diritti e l’ambiente

img_1180È stata presentata ieri alla Camera dei Deputati la sintesi del Rapporto Sbilanciamoci 2017 – la relazione “alternativa” sulla legge di bilancio che scaturisce ogni anno dall’omonima campagna cui partecipano decine di organizzazioni della società civile – giunto alla sua diciottesima edizione.

Il relatore Andrea Baranes è stato categorico: il giudizio sulla manovra del governo è fortemente negativo; non ci sono misure strutturali destinate a riequilibrare le diseguaglianze sociali, e con una manovra a saldo zero si potrebbero fare scelte molto diverse.

Quali? Le proposte della “contromanovra” sono ben 115, suddivise in sette diversi ambiti che vanno dalla finanza alle politiche industriali; dallo sviluppo ecosostenibile, alla cultura e all’economia sociale.

Mentre la manovra di governo rinuncia consapevolmente a politiche di lungo respiro, restano inevase le proposte “storiche”, quelle che ormai da diversi anni a questa parte trovano spazio sul Rapporto Sbilanciamoci, come la transazione sulle tasse finanziarie, l’alleggerimento per le fasce di reddito più basse, il taglio alle spese militari, gli investimenti in cultura e conoscenza, il taglio dei finanziamenti alle scuole private, il sostegno all’economia alternativa.

Le proposte di redistribuzione del reddito sono chiare, e vanno in direzione di un intervento di tipo strutturale: la tassa sulle transazioni sarebbe applicabile a tutte le azioni e derivati, e un’imposta complessiva sul patrimonio finanziario di famiglie e imprese con una struttura ad aliquote progressive potrebbe esonerare dal pagamento i ceti medio-bassi ed incidere sui grandi patrimoni.

Ancora, Sbilanciamoci! chiede 4,8 miliardi di euro per rimettere al centro i saperi e rilanciare la cultura e l’istruzione pubblica. Vanno aumentate le risorse destinate al Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, dice il Rapporto tra le altre cose, e assumere 20mila ricercatori universitari in sei anni; riformare la tassazione universitaria introducendo una no tax area per i redditi medio-bassi; abolire il “bonus cultura” per finanziare invece l’accesso gratuito a musei, monumenti, aree archeologiche.

Anche le politiche di cooperazione e di pace sono nel mirino del Rapporto, che – ci ricordano i relatori – è da sempre una “manovra pacifista”. La riduzione delle spese militari farebbe risparmiare più di 5,5 miliardi di euro, con i tagli agli F-35, la riduzione degli effettivi nelle Forze Armate, il dimezzamento degli investimenti in nuovi programmi d’armamento. Una gran parte di questo risparmio può essere utilizzata per sostenere politiche di pace e di cooperazione internazionale, potenziando l’Agenzia per la Cooperazione allo Sviluppo (65 milioni di euro), adeguando le risorse per il Servizio Civile Universale, istituendo finalmente i Corpi Civili di Pace e – proposta “sempreverde” – riconvertendo a fini civili, per 200 milioni, l’industria a produzione militare.

Ancora una volta, dunque, non si tratta tanto del volume delle risorse destinate al rilancio dell’economia e all’ottimizzazione della spesa pubblica, quanto di scelte squisitamente politiche che vadano in direzione dell’equità con una prospettiva “lunga”, e di interventi opposti a quelli che Giulio Marcon (Sinistra Italiana) ha definito «delle 4 E»: elusivi, estemporanei, effimeri, elettorali, come quelli della manovra di governo.

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