Una legge di iniziativa popolare promossa dai cittadini europei, con l’obiettivo di raccogliere un milione di firma nei 27 paesi dell’Unione per cambiare le politiche su migrazioni, asilo, l’accesso alla giustizia, di soggetti scarsamente tutelati come richiedenti asilo e migranti. Questo il cuore della campagna “Welcoming Europe-Let us Help” che molte organizzazioni della società civile, impegnate nella solidarietà, hanno promosso, scegliendo di andare consapevolmente e razionalmente in direzione “ostinata e contraria”. Una scelta così difficile da apparire quasi indisponente e provocatoria. Almeno in questo momento. Certo, si tratta di una scommessa audace che si concretizza in una lCE (Iniziativa dei Cittadini Europei) che anche Concord Italia ha deciso di sostenere, aderendo al comitato promotore italiano.

I temi

L’ ICE affronta e si propone di modificare attraverso la proposta tre grandi questioni.

Fermare la criminalizzazione dell’aiuto umanitario.

Si propone di riformare la direttiva c.d. “facilitazioni” 2002/90/CE, volta a definire il favoreggiamento dell’ingresso del transito e del soggiorno illegali, per impedire la criminalizzazione di atti umanitari da parte di volontari e attivisti nei confronti dei migranti come purtroppo sempre più spesso accade.

Ampliare i programmi di sponsorshipprivata rivolti a richiedenti asilo e rifugiati.

Si propone di modificare il Regolamento (UE) n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, che istituisce il Fondo Asilo, migrazione e integrazione, per incrementare i fondi, modificare il sistema di finanziamento e allargare ad attori della società civile la possibilità di fare da sponsor per l’ingresso in Europa di richiedenti asilo e rifugiati nell’ambito dei programmi di reinsediamento.

Rafforzare i meccanismi di tutela e di ricorso nel caso di abusi, sfruttamento e violazioni dei diritti umani, in particolare nella gestione delle frontiere esterne, e garantire l’introduzione di canali di accesso per lavoro

Si propone di implementare le misure già previste a livello normativo per garantire alle vittime di abusi, violenze, sfruttamento al di là del loro status, tutela effettiva e meccanismi accessibili ed efficaci di ricorso, a partire da alcune direttive in materia e dal regolamento 1624 del 2016 relativo al ricorso contro possibili abusi da parte della Guardia di frontiera e costiera europea ai confini esterni per una gestione finalmente comune delle frontiere nel rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale. Si chiede di portare a compimento l’introduzione di canali di accesso per lavoro, anche non qualificato, a livello europeo.

Come si realizza l’iniziativa

Su ognuno di questi temi vengono proposte modifiche di regolamenti e direttive, che potranno poi essere presi in esame dalla Commissione. Per fare questo è necessario però che l’ICE raccolga un milione di dichiarazioni di sostegno in 12 mesi. Inoltre, perché sia valida in un dato Stato membro, il numero dei firmatari in quello Stato membro non deve essere inferiore al numero dei deputati al Parlamento europeo eletti in tale paese moltiplicato per 750 (per l’Italia 54.750). Una volta completata la raccolta, entro tre mesi, l’autorità nazionale competente – in Italia, il Ministero dell’interno – verifica la validità delle sottoscrizioni.

L’iter dopo la raccolta delle firme

Entro tre mesi dalla presentazione dell’ICE alla Commissione:

– i rappresentanti della Commissione incontrano gli organizzatori per consentire loro di esporre in dettaglio le tematiche sollevate dall’iniziativa;

– gli organizzatori hanno la possibilità di presentare la loro iniziativa in un’audizione pubblica presso il Parlamento europeo;

la Commissione adotta una risposta formale in cui illustra le eventuali azioni che intende proporre a seguito dell’iniziativa dei cittadini e le sue motivazioni per agire o meno in tale senso.

La risposta, che prende la forma di una comunicazione, è adottata dal Collegio dei commissari e pubblicata in tutte le lingue dell’UE. Se la Commissione decide di presentare una proposta, ha inizio la normale procedura legislativa.

In Italia, come in molti altri paesi la raccolta delle firme è stata lanciata in aprile dal Comitato promotore nazionale, a cui possono aderire sia rappresentanze che singole organizzazioni.

La campagna e l’iniziativa di legge possono costituire una occasione per mantenere aperta una discussione, con le opinioni pubbliche europee, non facile, ma necessaria, indicando proposte e soluzioni concrete, realistiche e ragionevoli. Al tempo stesso la campagna vuole rimettere al centro i principi e i valori che l’Europa ha dimenticato o contraddetto con le sue politiche sulle migrazioni, in una stagione che ci porterà alle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, facendo argine anche cosi alle preoccupanti tendenze razziste e xenofobe.

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