HLM GPDEC Mexico City – l’evento,il suo background, gli attori e le questioni sul tavolo

HLM GPDECIl 15 e 16 Aprile si svolgerà a Città del Messico l’High Level Meeting (HLM) della Global Partnership for Effective Development Cooperation (GPEDC) che si terrà a Mexico City.

L’evento deve essere un momento di valutazione del percorso sull’efficacia degli aiuti e per lo sviluppo avviato nel 2003 a Roma (Declaration on Harmonisation)e proseguito a Parigi (2005, Declaration on Aid Effectivess)a Accra (2008 Agenda for Action) e Busan (2011)e di nuovi impegni necessari per l’efficacia nel combattere la povertà, obiettivo finale del percorso.

Da Roma (2003) a Mexico City (2014) lo scenario dell’efficacia è radicalmente cambiato: si era partiti da un dibattito essenzialmente tra governi donatori sul come armonizzare le procedure dell’ODA per evitare un eccessivo fardello gestionale e amministrativo ai paesi beneficiari, a Parigi era diventato un dialogo Paesi Donatori e Paesi Beneficiari sui principi che devono regolare gli aiuti, ad Accra la società civile si era guadagnata un ruolo riconosciuto di stakeholder dello sviluppo, a Busan veniva messo in luce il ruolo dei paesi emergenti come donors/recipient di ODA, e il ruolo del settore privato come potenziale stakeholder di sviluppo.

A Mexico City il riconoscimento e coinvolgimento di altri attori di sviluppo cresce ulteriormente: Parlamenti, Enti Locali, Istituzioni multilaterali di sviluppo e finanziarie, Sindacati, Fondazioni filantropiche, saranno tra i firmatari del comunicato finale Building Towards an Inclusive Post-2015 Development Agenda

L’allargamento del riconoscimento di tanti e diversi attori di sviluppo è certamente positiva, ma rende più difficile mettere a fuoco i punti del dibattito, condividere principi ed impegni, e rendere “accountable” le diverse rappresentanze.

Le Organizzazioni di Società Civile negli scorsi tre anni hanno sviluppato una rappresentatività significativa strutturando la CSOs Partnership Development Effectiveness (CPDE), e sono attraverso questa rappresentate nella GPEDC. La CPDE è strutturata su costituencies geografiche (Regions e Sub-regions per 31 rappresentanti) e settoriali (Faith Based Organisations, Labour, Women/Feminists Groups, Indigeneous People, Agricoltural/Rural Development, International NGOs – per 32 rappresentanti)

La società civile europea parteciperà all’HLM con i suoi 3 rappresentanti CPDE (1 per tutta la regione Europa, 1 per la sub regione UE, 1 per la sub-regione non-UE), e con rappresentanti in alcune delegazioni nazionali. Nella delegazione italiana la rappresentante è Gemma Arpaia, focal point ONG per l’Efficacia dello Sviluppo.

 

Le questioni sul tavolo

I lavori dell’HLM si focalizzeranno su 5 questioni: i progressi nella realizzazione dei principi della efficacia della cooperazione (in particolare l’inclusività), la mobilitazione delle risorse interne, la cooperazione Sud-Sud e il Knowledge Sharing, i Paesi a medio reddito, il settore privato come partner di sviluppo

1 . Sviluppo e inclusività

Le discussioni su questo filone di lavoro riguardano le potenzialità e le criticità per garantire uno sviluppo inclusivo, che detenga al suo interno i principi di titolarità democratica, di trasparenza e responsabilitàs Si tratta di garantire la piena partecipazione di tutti i soggetti nella pianificazione, implementazione e valutazione delle politiche e dei programmi di sviluppo, raggiungere i gruppi più marginali, fornendo spazi e opportunità alla società civile per il coinvolgimento delle persone  affinchè possano realmente rendersi conto e appropriarsi dei risultati. La democratic ownership assicura uno sviluppo inclusivo portando in prima linea l’attenzione ai diritti umani, la parità di genere, il lavoro dignitoso e lo sviluppo sostenibile.

2. Mobilitazione delle risorse interne
Le discussioni su questo filone di lavoro tengono conto delle diverse problematiche della raccolta e degli impieghi delle risorse interne dei paesi per il finanziamento auto-sostenibile dello sviluppo, anche alla luce della diminuzione degli aiuti in particolare in Africa. Mobilitare le risorse fiscali per gli investimenti in infrastrutture fisiche e in servizi sociali, attraverso l’allargamento della base fiscale e una più efficace lotta all’evasione fiscale, una giusta amministrazione delle entrate e il rafforzamento delle istituzioni fiscali. Deve anche essere affrontato il problema dei flussi finanziari illeciti, il recupero dei beni rubati, i paradisi fiscali, le pratiche di transfer pricing di numerose imprese multinazionali.

3. Cooperazione Sud-Sud e Knowledge Sharing
Date le dinamiche di cambiamento dei flussi di aiuti e l’economia emergente di diversi pesi che da beneficiari di aiuti diventano anche a loro volta donatori, occorre analizzare modelli alternativi di cooperazione allo sviluppo, come la cooperazione Sud-Sud e la cooperazione triangolare . La condivisione delle conoscenze può facilitare questi nuovi modelli . Paesi in via di sviluppo possono imparare e adottare dalle esperienze di successo di altri paesi in via di sviluppo , o delle economie emergenti  dei BRICS . Questo comporta la formazione di reti per lo scambio di conoscenze, l’apprendimento e il coordinamento tra pari per sostenere le capacità locali e nazionali. Promuovere l’apprendimento reciproco sulle strategie di sviluppo e implementare politiche in combinazione con soluzioni innovative non è senza costi finanziari e la sua architettura richiede un sostegno finanziario. Ma la cooperazione sud-sud può e deve avere principi e impegni diversi da quelli che i donors tradizionali stanno prendendo, da Busan a Mexico City?

5. Paesi a medio reddito MIC)
Nella architettura in cambiamento della cooperazione allo sviluppo occorre trovare il giusto posto di paesi a medio reddito. Si tratta di promuovere un sistema di classificazione più integrato che affronti adeguatamente le differenze tra i MIC, le loro specifiche esigenze, i nuovi ruoli che alcuni di essi possono assumere alla luce degli obiettivi post – 2015 ; ma anche affrontare le implicazioni sulle politiche di aiuto e cooperazione internazionale allo sviluppo . L’obiettivo è quello di trovare i modi più efficaci per integrare i diversi attori e le pratiche della cooperazione tradizionale per intervenire sulla disuguaglianza che attanaglia molti MIC, impiegando strategie più mirate e differenziate, per esempio con approcci di sviluppo territoriale, o interventi sul mercato del lavoro contro l’informalità dell’economia, sulla protezione sociale universale, invece del one-size – fits all .

6. Settore Privato
Quale è la potenzialità e il ruolo del settore privato nello sviluppo? L’impresa del settore privato sembra essere considerata elemento essenziale per costruire la crescita che è necessaria nei paesi in via di sviluppo. Ma quali sono condizioni perché il settore privato porti una crescita sostenibile e inclusiva? Crescente attenzione viene posta su come utilizzare gli aiuti pubblici per incentivare gli investimenti privati​​, attraverso meccanismi di finanziamento innovativi come incentivi, garanzie e meccanismi di assicurazione. Al di là della filantropia privata e della responsabilità sociale delle impresa, il settore privato contribuisce allo sviluppo attraverso la creazione di posti di lavoro, la fornitura di beni e servizi, genera innovazione, e con la tassazione dei suoi profitti contribuisce alle entrate pubbliche. Ma occorre un contesto in cui gli stati sono in grado di assicurare una politica di redistribuzione, di garantire rispetto dei diritti del lavoro e dell’ambiente, di garantire l’accesso ai servizi essenziali e la protezione sociale. La formazione di partenariati pubblico-privato deve avvenire in contesti dove la parte pubblica sia in grado di gestire queste forme di contrattualità molto complesse per garantire un giusto risk sharing tra le parti, evitando di “privatizzare i profitti e socializzare le perdite”

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