AOI

In merito alla possibilità di destinare medici e infermieri impiegati nelle organizzazioni non governative in alcune regioni a supporto della sanità italiana, per fronteggiare la nuova emergenza della pandemia da Covid 19, l’Associazione delle Organizzazioni Italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (AOI) intende rispondere con alcune precisazioni di contesto e nel segno della coerenza. I soci di AOI che operano nel settore dell’emergenza sanitaria selezionano il proprio personale per gli interventi all’estero tra le fila di professionisti e specializzandi formati nelle università e negli ospedali italiani. La penuria di medici specializzati, di medicina generale e di paramedici, causata da anni di errata programmazione nella formazione del nuovo personale sanitario nel settore pubblico, nonché dallo sbarramento per il ‘numero chiuso’ alle iscrizioni alle Facoltà di Medicina, penalizza da tempo anche le Organizzazioni non governative italiane, che attingono di fatto da questo bacino di risorse umane. Le ONG si sono mobilitate fin dal marzo 2020, con lo scoppio della pandemia, per contrastarne la diffusione, offrendo supporto agli ospedali in affanno, alle comunità più colpite, dirottando sul Paese risorse umane che erano state inizialmente destinate al loro lavoro in contesti in via di sviluppo. Al momento, molti progetti di cooperazione stanno ancora operando con il minimo staff indispensabile. Un’ ulteriore diminuzione del personale sanitario all’estero potrebbe arrivare a compromettere la sostenibilità dei progetti stessi e minare il contributo importante al contrasto alla diffusione del virus Covid-19 e alla prevenzione e cura delle altre gravi malattie contagiose in quei Paesi, oggi in condizione di estrema povertà: AOI non può permettere che questo avvenga, dopo anni di lavoro per contrastare le conseguenze delle guerre e della povertà. Come nei lunghi mesi di lockdown, le organizzazioni socie di AOI sono disponibili a fornire il massimo sostegno possibile alle istituzioni italiane per tutelare le fasce più fragili della popolazione colpite dalla pandemia: con interventi sanitari, ma anche di aiuto psicologico, sociale, educativo a sostegno di famiglie e comunità, persone vulnerabili o non autosufficienti, soprattutto anziane e malate, rifugiati e migranti ospiti in strutture di accoglienza. Questa azione solidale di welfare di prossimità, in supporto alle istituzioni nazionali e decentrate, non si è mai fermata, nel nome della sussidiarietà come valore fondante del Terzo Settore, di cui le organizzazioni non governative di cooperazione e solidarietà sono un’autorevole componente. Ma sicuramente l’impegno in Italia non può e non deve bloccare l’operatività di queste nostre stesse organizzazioni nell’aiuto alle popolazioni fragili delle aree di povertà assoluta e conflitto nel mondo, perché sarebbe una contraddizione della nostra mission e metterebbe in crisi la stessa politica di cooperazione internazionale allo sviluppo dell’Italia.