AOI

Un orribile risveglio. Ancora morti e dispersi nel mare. In Europa. Nel Mediterraneo. Non è naufragata un’imbarcazione, al largo della Grecia si è inabissata l’umanità. La stampa cita giri di telefonate e segnalazioni per ore tra guardie costiere nazionali, senza intervenire e accettando la risposta di scafisti che non hanno confermato nessun alert. Una vergogna infinita. Un dramma annunciato.” Silvia Stilli, Presidente AOI, così commenta l’ennesimo naugrafio di un’imbarcazione di migranti, partita dalla Libia e diretta in Italia, avvenuta stavolta davanti alle coste della Grecia. Si parla di soli 100 salvataggi con forse più di 500 persone disperse. Tantissimi minori. “Siamo donne e uomini impegnat* con le loro organizzazioni ad ‘aiutare a casa loro’ e a salvare in mare e per terra vite umane, ad accogliere chi legittimamente fugge da conflitti, fame e pandemie, cambiamenti climatici, povertà e violenze: milioni di persone. Assistiamo al silenzio colpevole di un’Europa che sembra incapace di vedere il dolore delle vittime di uno sviluppo negato e uno sfruttamento incondizionato delle risorse dei Paesi più poveri, di cui anche lei è stata protagonista. Un’Europa che non riesce ad arginare le spinte oltranziste interne che pretendono di respingere le migrazioni.“ La Rete AOI da sempre sostiene che non si potranno evitare altre morti di gente disperata senza politiche coerenti e risorse urgenti per affrontare emergenze e creare sviluppo con una cooperazione internazionale efficace. “La solidarietà delle nostre organizzazioni sociali e il loro impegno accanto a chi soffre non si arresta, nonostante il sostegno insufficiente delle istituzioni. Ma non basta.” continua Stilli. “Blocchi e respingimenti non sono la risposta giusta e risolutiva. Questo ennesimo dramma è un monito per l’umanità. A seguito del naufragio sulle coste italiane di Cutro dello scorso febbraio, la magistratura sta cercando di accertare le responsabilità eventuali di chi non ha organizzato e realizzato i soccorsi, pur avendone il compito. Chiediamo subito un’indagine in Grecia e a livello europeo per la tragedia dell’Abisso Calipso di ieri. È un dovere morale ed etico, una spinta a rivedere le posizioni politiche europee sul tema migratorio e a costruire un mondo migliore. Noi vogliamo continuare a credere che sia ancora possibile”