AOI

La Rete AOI condanna con fermezza le sanzioni imposte dagli Stati Uniti lo scorso 4 settembre contro le organizzazioni palestinesi per i diritti umani Al-Haq, Al Mezan e Palestinian Centre for Human Rights (PCHR).

Pochi giorni dopo, il palazzo che ospitava la sede del PCHR a Gaza è stato abbattuto dai bombardamenti israeliani.

Le tre organizzazioni sono accusate di “impegnarsi direttamente negli sforzi della Corte penale internazionale per indagare, arrestare, detenere o perseguire cittadini israeliani, senza il consenso di Israele”.

Si tratta di una misura diretta di fatto all’intera società civile palestinese, congelando risorse, criminalizzandone il lavoro a difesa dei diritti umani e del diritto internazionale e ostacolando l’azione fondamentale di documentazione delle violazioni e dei crimini commessi da Israele a Gaza e in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est. Proprio mentre il popolo palestinese è vittima di un’occupazione illegale che sta generando un genocidio a Gaza, come riconosciuto e testimoniato da molti esponenti di origine ebraica del mondo della cultura israeliani e internazionali, nonché da decenni di un regime di segregazione e apartheid, tentare di ridurre al silenzio chi difende i diritti e rivendica giustizia significa rafforzare l’impunità del governo israeliano e contribuire alla distruzione di tutti i meccanismi di giustizia internazionale costruiti dopo la tragedia della seconda guerra mondiale.

Queste sanzioni non sono un atto isolato: fanno parte di un attacco sistematico e strategico alla società civile e al diritto internazionale, di cui le misure contro la Relatrice Speciale ONU Francesca Albanese e contro i giudici e il procuratore della stessa Corte Penale Internazionale sono solo gli esempi più recenti, insieme alla negazione dei visti di entrata per l’Assemblea delle Nazioni Unite da parte statunitense agli esponenti dell’Autorità Palestinese.

“Attaccare organizzazioni che da decenni operano con rigore e coraggio per difendere i diritti fondamentali è un atto ingiusto e pericoloso. Colpisce non solo la società civile palestinese, ma l’intero sistema internazionale di protezione dei diritti umani. AOI esprime la più convinta solidarietà ai colleghi e alle colleghe palestinesi e chiede all’Unione Europea e agli Stati membri di respingere con fermezza queste misure illegittime e di garantire sostegno politico, legale e finanziario affinché il loro lavoro continui senza paura né ostacoli. La strumentalizzazione delle sanzioni mina la sopravvivenza della società civile, indebolisce il diritto internazionale e inoltre scoraggia la cooperazione internazionale stessa” – ha dichiarato Silvia Stilli, presidente di AOI.

È compito della comunità internazionale schierarsi ora, senza ambiguità, al fianco dei difensori dei diritti umani palestinesi e delle istituzioni di giustizia internazionale.

Ci uniamo pertanto con convinzione all’appello lanciato dalle tre organizzazioni sanzionate affinché il nostro governo:

  • Condanni senza esitazioni l’applicazione dell’Ordine Esecutivo che inserisce le tre ONG nella lista delle entità soggette a sanzioni come atto illecito a livello internazionale ed eserciti ogni possibile pressione sugli Stati Uniti affinché revochino tutte le sanzioni imposte ai sensi dell’Ordine Esecutivo stesso;
  • Adotti misure concrete e attivi tutti i mezzi disponibili per garantire la sicurezza e la protezione delle operazioni e del personale delle organizzazioni sanzionate a Gaza e in Cisgiordania, che corrono oggi rischi ancor maggiori di essere presi di mira per aver svolto un legittimo lavoro in difesa dei diritti umani;
  • Invochi in sede europea l’applicazione immediata del Regolamento di blocco per proteggere le organizzazioni palestinesi per i diritti umani, i difensori, gli esperti delle Nazioni Unite e la Corte Penale Internazionale dalle sanzioni illegali degli Stati Uniti;
  • Imponga sanzioni diplomatiche ed economiche a Israele, oltre a un embargo totale sulle armi, per porre fine al genocidio contro il popolo palestinese.