AOI esprime grande preoccupazione per la crisi che da settimane attraversa l’Ecuador. Attraverso le proprie organizzazioni socie, molte delle quali impegnate da decenni nella regione andina, segue con attenzione l’evolversi degli eventi, che hanno già causato vittime, centinaia di feriti, numerosi arresti e episodi di vandalismo.
Da quasi un mese, le organizzazioni riunite nella CONAIE hanno proclamato una mobilitazione nazionale in risposta alla decisione del governo di eliminare i sussidi al carburante diesel. Questa misura ha fatto emergere un malessere più ampio, legato alla grave crisi economica e sociale del Paese e all’aumento della violenza dovuta alla narcocriminalità, con pesanti ripercussioni su settori fondamentali per i diritti umani, come il sistema sanitario ormai al collasso.
In questo contesto, il governo guidato da Noboa non ha mostrato segnali di apertura al dialogo. Al contrario, negli ultimi giorni ha intensificato le operazioni di polizia ed esercito in diverse province. Il 12 ottobre, una manifestazione pacifica a Quito è stata repressa con la forza. Nei giorni successivi, un presunto convoglio “umanitario” — in realtà composto da mezzi blindati e veicoli dell’esercito — ha attraversato la provincia di Imbabura fino a Otavalo, dove si è verificata una violentissima repressione, con uso indiscriminato della forza. Decine di manifestanti sono rimasti feriti e si sono registrate gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza.
La provincia di Imbabura è conosciuta a livello internazionale per le sue iniziative esemplari in ambiti come agroecologia e sovranità alimentare, economia solidale, turismo eco-comunitario e democrazia partecipata. Un territorio in cui molte organizzazioni indigene e contadine — spesso nostre partner in progetti di cooperazione — sono da anni protagoniste di processi innovativi e sostenibili.
Le misure repressive adottate dal governo Noboa sono già state oggetto di condanna da parte di organismi internazionali, tra cui la Corte Interamericana dei Diritti dell’Uomo. Anche la delegazione dell’Unione Europea in Ecuador ha rivolto un appello al dialogo e alla cessazione delle violenze.
Esortiamo pertanto il nostro governo ad attivarsi con urgenza affinché:
- sia garantito il diritto delle comunità indigene e della popolazione a manifestare pacificamente il proprio dissenso, senza essere accusati di terrorismo, nel rispetto del quadro costituzionale e delle convenzioni internazionali sui diritti umani;
- cessino immediatamente le misure repressive e ogni abuso da parte delle forze dell’ordine, siano tutelati i diritti umani e la vita dei manifestanti e della cittadinanza, con particolare protezione per bambine, bambini, anziani e aree sensibili come ospedali, centri di assistenza umanitaria e abitazioni private;
- si creino le condizioni necessarie per un dialogo costruttivo tra le parti, capace di aprire la strada a una soluzione pacifica del conflitto sociale in corso.
Da parte nostra, ribadiamo l’impegno a contribuire attraverso la cooperazione internazionale alla costruzione di un modello di sviluppo equo, sostenibile, partecipativo e interculturale, fondato sulla pace, sul rispetto dei diritti umani e dei diritti dei popoli indigeni