AOI

AOI esprime forte condanna e preoccupazione per l’evoluzione delle politiche migratorie europee e italiane, che rischia di minare i pilastri della protezione internazionale e del diritto d’asilo.

A livello europeo, le nuove norme introducono meccanismi che facilitano la dichiarazione di inammissibilità delle domande senza un reale esame nel merito. La ridefinizione del concetto di “Paese terzo sicuro” e l’adozione di liste comuni di Stati considerati sicuri (tra cui Bangladesh, Egitto, Marocco e Tunisia) rischiano di tradursi in procedure accelerate e standardizzate, che non garantiscono un’adeguata valutazione delle vulnerabilità individuali.

Preoccupa inoltre la previsione di trasferimenti verso Stati terzi senza legami sostanziali con il Paese di destinazione, ignorando che le migrazioni si fondano su legami familiari, comunitari, culturali e lavorativi. Spezzare questi legami non solo indebolisce l’integrazione, ma aumenta inefficienza e marginalità.

Ancora più grave è la fine dell’effetto sospensivo automatico dei ricorsi, che espone i richiedenti asilo a trasferimenti forzati prima ancora che il loro appello venga esaminato nel merito.

A questo quadro europeo si affiancano, in ambito nazionale, le criticità contenute nel cosiddetto DDL Migranti. AOI denuncia in particolare le disposizioni che incidono sulle attività di ricerca e soccorso in mare svolte dalle organizzazioni della società civile, sulla base di criteri ampi e discrezionali. Sanzioni pecuniarie, sequestri e confische delle imbarcazioni generano stalli amministrativi che aggravano le condizioni igienico-sanitarie e le tensioni a bordo, con il rischio di ulteriori contenziosi giudiziari. Uno scenario che il Paese ha già conosciuto negli ultimi anni, con effetti concreti sulla vita delle persone soccorse e sull’operato delle organizzazioni. AOI richiama inoltre i profili di possibile illegittimità costituzionale e di contrasto con gli obblighi internazionali assunti dall’Italia, in particolare rispetto al divieto di respingimenti collettivi. Questi meccanismi sono complessi e costosi, con risultati incerti, invece di rafforzare servizi territoriali e canali legali di ingresso.

In questo quadro si inserisce anche il protocollo tra Italia e Albania, che solleva seri interrogativi sulla tutela effettiva dei diritti fondamentali e sulla corretta applicazione delle norme europee. Si tratta di meccanismi complessi e onerosi, che comportano costi pubblici ingenti per trasferimenti e procedure di rimpatrio, con risultati spesso inefficaci.

Questa riforma segna una delle pagine più buie per la protezione internazionale”, dichiara Giovanni Lattanzi, Presidente di AOI. “Ci appelliamo alle istituzioni italiane ed europee affinché ritornino ai valori sanciti dalla Costituzione e dai principali strumenti internazionali di tutela dei diritti umani, garantendo che il diritto d’asilo sia protetto e che la dignità e la sicurezza di chi fugge da guerre e persecuzioni non vengano sacrificate in nome di criteri burocratici e xenofobi”.